L’allestimento della sala a Città del Mare per il ritiro spirituale del Movimento Ecclesiale Carmelitano.

20-22 Aprile 2018

Quando Elda, per conto del Movimento Ecclesiale Carmelitano, mi ha chiesto di curare la scenografia della sala del Villaggio turistico Città del Mare di Terrasini, dove avrebbero svolto il loro ritiro, ho sentito un chiaro sentimento di gratitudine. Avvertivo che questa richiesta era il segno di una stima non solo per la mia persona ma anche per il Movimento al quale appartengo. Quando, con alcuni amici del MEC sono andato a fare un primo sopralluogo, ho preso le misure della sala e mi sono state comunicate le funzioni che vi si dovevano svolgere: lezioni di Padre Antonio Sicari, Santa Messa con almeno cinque celebranti e coro con circa cinquanta elementi. Ho chiesto anche il tema di questi esercizi spirituali: “Concittadini del santi e familiari di Dio”. Al ritorno, cominciando a fare i primi schizzi e costruendo un modello in scala 1:25 ho capito che non si trattava di fare una scenografia ma di pensare a tutto lo spazio, anche a come disporre le sedie dei circa 400 partecipanti. Forse perché eravamo in tempo di Pasqua mi sono sentito come uno degli apostoli ai quali il Signore ha detto: "Andate e preparate la sala dove io e i miei apostoli possiamo mangiare la Pasqua” e mi ha preso una certa commozione che mi ha accompagnato per tutto il tempo di questo lavoro. Ho cancellato la parola "scenografia" perché non si trattava di contribuire a qualcosa di apparente ma a un Avvenimento che per accadere ha bisogno di uno spazio.
Il tema: Concittadini dei santi e familiari di Dio. Mi ha fatto pensare all'opera del mio amico pittore Americo Mazzotta che nel Meeting di Rimini del 1999, coinvolgendo alcuni giovani pittori, ha realizzato un grande dipinto su tavola dal titolo "La fioritura di un popolo" che raffigurava i suoi amici in momenti normali della vita; “Santi della porta accanto" per dirla con le parole dell'ultima Esortazione di Papa Francesco. Allora questa grande tavola è stata divisa e venduta a pezzi per finanziare il Meeting.  
DUE FUNZIONI: MEDITAZIONI E SANTA MESSA. 
Preparare lo spazio significava rispondere alle funzioni che vi si dovevano svolgere. Funzioni diverse perciò non potevano essere uguali per questo la scelta dell'altare e della scrivania da alternare su questa che in qualche modo cambia significato da pedana a presbiterio. L'ambone viene da quello realizzato in una chiesa a Villa Verucchio progettata dal mio amico Francesco Baldi. All'altare ho dedicato una certa attenzione. Mi sono chiesto quali potevano essere le dimensioni ideali. Ho consultato i miei amici architetti Angelo Molfetta e Benedetta Fontana e, dopo avere studiato, sono arrivato alle proporzioni che mi sono sembrate ideali. Perché come dice la Liturgia Gesù è Altare, Vittima e Sacerdote ed è “il più bello fra i figli dell’uomo”. 
Così l’altezza ideale è risultata 103,72 pari a due volte di 7/6 dell’antico cubito ebraico, la larghezza centimetri 146,69 in modo che la parete frontale è un rettangolo armonico il cui rapporto fra i lati è determinato da quello fra il lato e la diagonale del quadrato, simbolo della terra e dell’umanità. 
La profondità invece è cm. 90,66 determinata dalla proporzione aurea del rettangolo del piano superiore, proporzione aurea che nasce dal rapporto fra il raggio e la circonferenza del cerchio che ha sempre rappresentato il cielo e la divinità. Così, mi è parso, si è superata l’alternativa di quei liturgisti che vorrebbero l’altare a forma di cubo per richiamare quello del sacrificio e quelli che lo vorrebbero rettangolare per richiamare la mensa eucaristica. 
Durante la definizione del progetto ho avuto animate discussioni con Ugo che era interessato a uno spazio adeguato per il coro. A me questo coro da collocare a destra o a sinistra mi dava fastidio perché rompeva la simmetria che mi sembrava importante perché uno spazio simmetrico da un senso di equilibrio e serenità. Perciò volevo collocare il coro in fondo alla sala, soluzione questa non accettata. Alla fine miracolosamente questo problema è stato risolto dalla forma della sala che ha uno spazio contemporaneamente simmetrico, rispetto ai pilastri che ne definiscono lo spazio e asimmetrico per la parete laterale destra che risulta più lontana dai pilastri rispetto a quella di sinistra. Una anomalia che ha risolto il problema perché il coro ha avuto il suo spazio alla destra senza alterare la simmetria. Forse la matita del progettista circa cinquanta anni fa è stata guidata da Colui che già sapeva di questo avvenimento?
P.s. È questo un lavoro realizzato in Compagnia. Intanto con alcuni del MEC, cito solo Ugo Giardina con il quale ho avuto belle e vivaci discussioni e il mio compagno di lavoro Emanuele Di Vita.