Il popolo protagonista
Percorso artistico per la realizzazione della Cappella della Misericordia
Calogero Zuppardo
Quando si costruisce o si interviene in una chiesa lo scopo dovrebbe essere chiaro per tutti (committenza, architetti, artisti, impresa di costruzione e operai). Lo scopo è quello di costruire la Chiesa fatta di pietre vive. Perciò si dovrebbe cogliere l'occasione delle scelte progettuali e del cantiere, per fare tutti insieme un'esperienza educativa, un'esperienza di conversione.
E perché questa coscienza non si affievolisca ma si ravvivi continuamente è necessaria una compagnia, una comunità, un'amicizia che ci ricordi sempre il fine del nostro operare e ci mostri come è conveniente, anche se qualche volta faticoso, ubbidire.
Don Carmelo Vicari e il Consiglio Pastorale della Parrocchia di Sant’Ernesto, affidandomi la direzione artistica per la realizzazione della Cappella della Misericordia, mi ha dato la possibilità di verificare la verità di questa intuizione che ho maturato in oltre quarant’anni di lavoro nelle arti e nell’architettura per la Chiesa.
All'inizio era chiaro che volevamo coinvolgere il più possibile tutte le persone e le componenti aggregative della Parrocchia. Il primo passo è stato quello di costituire un comitato al quale affidare il compito di guidare il percorso. E già nella scelta delle persone che ne hanno fatto parte ho visto come il Parroco non si concepiva da solo ma in una compagnia corresponsabile con il Consiglio Pastorale, organo con il quale don Carmelo ha sempre condiviso ogni decisione rilevante. La chiamata dei componenti è stata fatta tenendo conto dell’interesse personale per questa specifica opera, della competenza professionale e dell’esperienza di fede che ciascuno viveva in servizi, gruppi e movimenti presenti in Parrocchia come l’Azione Cattolica e Comunione e Liberazione.
Il Comitato artistico è stato così formato da Giuseppe Di Gesù, Danilo Di Stefano, Marcello Fedele, Paolo Guagliardo, Barbara Ioren, Gabriella Sampognaro, oltre a me e a don Carmelo Vicari.
Sin dalla prima riunione, svolta nei locali della Parrocchia a gennaio 2016, è stato chiaro che il lavoro che avremmo fatto doveva essere prima di tutto bello e utile per noi del Comitato per essere proficuo a tutta la Parrocchia. È stato quindi delineato un percorso che avrebbe portato alla benedizione della Cappella il 3 dicembre del 2016. Per comunicare l’iniziativa abbiamo elaborato un volantino, distribuito durante le Messe domenicali, con il quale tutti i parrocchiani sono stati invitati a presentare pittori e scultori di loro conoscenza che potessero partecipare a una selezione di artisti ai quali chiedere l’elaborazione di un bozzetto per l’opera raffigurante il beato Pino Puglisi. Si è dato incarico all’architetto Vincenzo Zuppardo di elaborare un progetto che è servito anche per verificare l’inserimento nella Cappella dell’opera raffigurante la Beata Pina Suriano oltre a quella del Beato Pino Puglisi.
A seguito del volantino diversi parrocchiani hanno presentato artisti di loro conoscenza tra questi il Comitato ne ha scelto sei: Stefania Bruno, Mariateresa Carbonato, Daniele Macaluso, Rodolfo Papa, Renata Sciachì ed Hemmanuel Semilia, che sono stati invitati a presentare un bozzetto secondo un formato unificato. È stata quindi allestita una mostra, nello stesso spazio della Cappella e sono state distribuite delle schede in cui tutti i parrocchiani hanno potuto esprimere il loro giudizio motivato su uno dei bozzetti esposti.
Il Comitato ha vissuto sempre un clima di cordiale fraternità anche se non mancavano posizioni culturali e giudizi diversi e spesso distanti. Tuttavia man mano che si procedeva nel lavoro ed era sempre più chiaro lo scopo e la funzione che le opere d’arte dovevano avere, le posizioni si avvicinavano fino al punto che in tutte le decisioni siamo stati, per grazia, sempre unanimi.
Quindi con un altro volantino, affisso nelle bacheche della Parrocchia, è stata comunicata una sintesi riportando alcuni giudizi pervenuti, una visione poliedrica che ha fatto scoprire in tutti i bozzetti una sorprendente ricchezza di particolari e di significati.
Stefania Bruno: Figura viva e in movimento, molto luminosa; molto belli i simboli dei libri e dei giochi. Il sorriso sul volto del Beato Pino Puglisi è di vera fede nel nostro futuro, speranza nei giovani. L'opera invita tutti noi cristiani a seminare la parola di Dio al mondo intero.
Mariateresa Carbonato: L’espressione del Beato esprime grande dolcezza, mitezza nel volto, nella postura, nei segni. È piena di colore, sacrale e pertinente, rappresenta la gioia nella vivacità del rosso della tunica e nell’oro che la illumina.
Daniele Macaluso: Apprezzo la forma di icona. Padre Puglisi è raffigurato lieto. La scelta dei simboli religiosi esprime con chiarezza la pienezza del sacerdozio. L’opera si sposa bene nel contesto della chiesa, ci sono molti richiami al grande mosaico di Sant'Ernesto in fondo alla chiesa.
Rodolfo Papa: Esprime bene l’essere sacerdote-pastore e la tenerezza dello sguardo. È chiara la condanna del male di cui la mafia è espressione. Ha una simbologia forte. Richiama l’amore di Dio per noi che siamo il Suo gregge. L’agnello tenuto in braccio rappresenta il voler tenerci stretti a Lui.
Renata Sciachì: Presenta una varietà di colori che dà gioia e serenità e rimanda al valore educativo che la sua figura ha rappresentato. Il Beato Padre Puglisi, è stato lì a spronare e a dare fiducia a tutti i suoi ragazzi nei momenti incerti dell'adolescenza. Adorava stare con i ragazzi.
Hemmanuel Semilia: Figura semplice e realistica, non è sentimentale né troppo austera. L'aria scanzonata corrisponde al suo ideale di vita, spesa per gli altri al servizio di Dio. Amava stare in mezzo alla gente in modo semplice, senza fronzoli. Il bozzetto offre l'immagine di un uomo proteso verso il prossimo con le mani vuote proprie di chi si fa servo per amore. È così che lo ricordo.
Grazie alla generosa partecipazione dei sei artisti che hanno accolto il nostro invito e ai contributi critici espressi dai parrocchiani che hanno compilato le schede o inviato mail è emerso con chiarezza lo scopo e la funzione dell'opera da realizzare: mostrare che la santità si cerca e si persegue nella normalità della vita quotidiana. È una possibilità per tutti! Come lo è stata per Pino Puglisi, un uomo semplice e mite, che amava stare in mezzo alla gente.
La scelta del bozzetto da realizzare nella nuova penitenzieria è ricaduta sul bassorilievo di Hemmanuel Semilia. Decisiva è stata la circostanza che Padre Pino Puglisi è stato personalmente conosciuto da molti parrocchiani e l’opera di Semilia sembrava corrispondere più precisamente al ricordo che loro ne avevano.
Il clima di operosa comunione che si è respirato nel Comitato si è poi esteso alle maestranze che hanno contribuito alla realizzazione della Cappella: la ditta edile Genesi Costruzioni, la Falegnameria Paolo Gulotta, la ditta Lo Bianco Marmi, l’incisore Gaetano la Rosa e il ceramista Chokri Ezzina.